La presidente nazionale del Movimento per la vita italiano, Marina Casini, sarà ospite speciale ad Avezzano, il 28 aprile alle 18:00, in un pomeriggio di testimonianza e formazione promosso dal Movimento per la vita in collaborazione con la diocesi.
L’appuntamento, che si terrà nell’aula convegni del seminario di Avezzano, rientra in una serie di incontri dedicati al libro Diritto di nascere. La legge 194: storia e prospettive, di cui la Casini ne è coautrice insieme a Chiara Mantovani. Una pubblicazione con un tema di assoluta rilevanza che si propone di analizzare la legge 194 del 1978, una delle normative più discusse della storia italiana a quasi cinquant’anni dalla sua entrata in vigore in Italia. L’incontro ripercorrerà, fonti e testimonianze alla mano, la temperie in cui essa fu emanata e il dibattito che l’ha accompagnata fino a noi.
Il convegno sarà introdotto dal vescovo Giovanni Massaro e moderato da Giovanna Marianella, presidente locale del MPV; interverranno referenti del Movimento per la vita di Abruzzo e Molise. La Casini testimonierà come nella realtà professionale di ogni giorno promuove le ragioni per il riconoscimento della dignità di ogni persona dal concepimento fino alla morte naturale, tracciando nuove linee operative nel quadro giuridico che disciplina la vita nascente in Italia nell’attuale contesto per un’affermazione piena della cultura della vita, della donna e della maternità.
Casini, presidente del Movimento per la vita, una storia di impegno fattivo nei giudizi politici e culturali e nell’accoglienza, nel sostegno di tante donne accompagnate in maternità difficili. Giurista, bioeticista, Marina Casini è figlia di Carlo, politico cristiano e fondatore del Movimento per la vita, che proprio oltre quarant'anni fa andava controcorrente con coraggio quando l’Italia diceva sì all’aborto. Come per l’aborto la riduzione di un figlio a diritto, a oggetto di desideri porta a una concezione dell’uomo che ritiene leciti l’utero in affitto, la stepchild adoption.
L’invito al convegno è per tutti quelli che desiderano approfondire le tematiche legate alla tutela della vita nascente nel contesto sociale contemporaneo.


L’antica festa della Madonna di Pietraquaria si svolge ad Avezzano il 26 e 27 aprile. Il solenne pontificale sarà presieduto alle 11:30 in cattedrale dal vescovo Giovanni Massaro, a conclusione della processione che accompagna la statua della Vergine dal santuario alla cattedrale.

MEDITAZIONE
pubblicata su Avvenire il 18 aprile 2026
di don Paolo Ferrini, rettore del santuario di Pietraquaria

Torna la festa della patrona di Avezzano, la Madonna di Pietraquaria. Di nuovo gli avezzanesi si fanno pellegrini e salgono sul monte Salviano, nel santuario che sovrasta la città, per venerare la loro celeste patrona. Entrando nel santuario si è accolti dall’immagine antica, dai tratti semplici e popolari, che guarda con uno sguardo di misericordia tutti i figli che a lei affidano le gioie e i dolori, le angosce e le speranze. Non si possono non notare gli occhi pieni di compassione che caratterizzano l’icona. In quegli occhi tutti riconoscono gli occhi della madre; gli occhi di colei che guarda con amore i suoi figli. Un canto popolare recita: «Gli occhi tuoi sono più belli del mare». Quella bellezza risplende perché quegli occhi hanno contemplato il cielo e riflettono su questa terra un suo riflesso.
Quegli occhi hanno visto per primi il Verbo di Dio che si è fatto carne, hanno accarezzato il corpo del figlio di Dio; hanno contemplato per primi il Dio fatto bambino, hanno capito e compreso tutta la fragilità di quel corpicino appena nato, lo hanno curato e protetto. Maria guarda tutti i suoi figli, guarda ognuno di noi ogni volta che cerchiamo quegli occhi e posa sulle nostre preghiere, sulla nostra vita, nei nostri cuori gioiosi o affranti lo sguardo materno del cielo. Sono gli occhi che per primi si sono accorti che agli sposi di Cana mancava il vino.
Sono occhi che hanno compreso la mancanza e hanno capito che c’era bisogno di soccorrere quella povertà. Maria sa leggere nelle nostre vite, sa guardare ai nostri bisogni, alle nostre povertà; viene in aiuto alla nostra debolezza. Gli occhi di Maria sono gli stessi che hanno cercato suo figlio e che hanno saputo comprendere quando lui diceva alla folla che sua madre e i suoi fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. Quegli occhi hanno saputo comprendere, sono scesi fino nelle profondità del cuore di quel figlio e hanno compreso che il vero centro è l’ascolto della parola, il fare la volontà del Padre, esattamente come ha fatto lei. Anche a noi Maria ripete: «Fate quello che Gesù vi dirà», ci dice che se ascoltiamo la parola di Dio possiamo trovare la via della salvezza, la lampada per i nostri passi, la luce sul nostro cammino. Anche noi possiamo essere beati se sappiamo mettere in pratica quella parola.
Gli occhi di Maria sono gli stessi che hanno visto il suo figlio morire sulla croce, con lo stesso sguardo Maria continua a guardare le madri che piangono per i loro figli, i figli che soffrono e muoiono, le vittime della guerra, della violenza, dell’odio e del rancore. Per tutti Maria ha uno sguardo di madre, uno sguardo d’amore che invita al perdono, alla pace. Ma gli occhi di Maria sono gli occhi che guardano il discepolo amato e che sanno che gliel’ha affidato Gesù come un figlio. In quel discepolo siamo tutti noi, noi che troviamo una madre amata, che ci custodisce e ci protegge. Entrando nel santuario di Pietraquaria noi cerchiamo quello sguardo, vogliamo essere guardati da lei, accolti, ascoltati, esauditi da lei; vogliamo porre il nostro sguardo nel suo per sentirci a casa. La festa del 27 aprile è il momento in cui, da secoli, tutti i suoi figli, generazioni di avezzanesi, salgono al santuario. La sera del 26 aprile, nei quartieri della città si accendono dei falò, i focaracci, e gli avezzanesi si mettono in cammino per visitarli, ma a un certo punto si scopre che quel pellegrinaggio si dirige verso il monte Salviano, perché tutti, nessuno escluso, salgono al santuario per affidarsi alla Vergine Madre di Dio e madre di ogni uomo.


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