Nella splendida cornice del parco ARSSA di Avezzano è andato in scena Resurrezione: un palcoscenico di speranza, uno spettacolo intenso e suggestivo, capace di emozionare e far riflettere. Con la partecipazione di oltre settanta attori, la regia di Corrado Oddi, le scenografie di Marco Verna, l'ideazione e il coordinamento di Carlo Genovesi, è stato promosso dalla Pro Loco di Avezzano, dal Comune di Avezzano, dalla Regione Abruzzo, dalla Diocesi dei Marsi, insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila.
Il vescovo ha aperto la serata esprimendo gratitudine e gioia per la rappresentazione della passione vivente Resurrezione, sottolineando il valore del lavoro corale che ha coinvolto l'intera comunità di Avezzano. Ha evidenziato come l'iniziativa trasformi in parco ARSSA in un teatro vivo, capace di raccontare, attraverso arte e partecipazione, il cuore della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Cristo.
Richiamando la tradizione popolare della rappresentazione della passione, ha spiegato che essa «non è solo rievocazione storica, ma occasione per interrogarsi nel presente sul significato dell'amore di Dio e sul mistero pasquale». In un contesto segnato da conflitti e incertezze, mons. Massaro ha ribadito la forza attuale di questo messaggio: «La speranza che nasce dalla risurrezione, capace di affermare che la vita vince sulla morte e l'amore sull'odio».
Ha inoltre sottolineato il «valore civile e comunitario dell'evento, che grazie al coinvolgimento di cittadini, associazioni e scuole diventa segno concreto di unità, bellezza e condivisione, trasformando gli spazi urbani in luoghi di incontro e speranza». Infine, ha augurato a tutti i partecipanti di vivere un'esperienza capace di toccare il cuore, ricordando che la risurrezione è il fondamento della speranza cristiana e la possibilità sempre aperta di rinnovamento, fraternità e amore.


 

 

 

 

 

 

Sarà Gigi De Palo, il 13 aprile, sul tema della famiglia a concludere la terza fase del ciclo di incontri «Il sale della terra: percorsi di impegno sociale». L'appuntamento sarà alle 18:00, presso il castello Orsini di Avezzano (a questo seguirà l'appuntamento laboratoriale del 20 aprile alle 18:00 presso il seminario vescovile), promosso dalla Pastorale sociale in collaborazione con la Pastorale familiare diocesana, sul tema «La Famiglia: protagonista e risorsa della società».
L'incontro, introdotto dal vescovo Giovanni Massaro, sarà guidato da Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità e promotore di iniziative sociali rivolte ai giovani e alle famiglie. De Palo, marito e padre di cinque figli, ha fondato Immischiati, un progetto di formazione per mostrare la bellezza della politica cercando di formare e motivare le persone alla partecipazione. Da sempre impegnato nel mondo dell'associazionismo, ha finito per svolgere incarichi come il presidente delle ACLI di Roma, l'assessore alla famiglia, scuola e giovani del comune di Roma, il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari.
Giornalista e scrittore, ha pubblicato insieme ad Anna Chiara Gambini, sua moglie, diversi libri sulla bellezza – e le fatiche – della famiglia, tra cui: Ci vediamo a casa (Sperling & Kupfer, 2018), Adesso viene il bello (Sperling & Kupfer, 2020) e L'amore intelligente (Ecra, 2014), un viaggio originale nel rapporto tra dottrina sociale della Chiesa ed economia. Da oltre cinque anni è l'ideatore e anima degli Stati generali della natalità, l'evento che prova a rispondere con speranza al freddo dell'inverno demografico. Da due anni è il direttore generale della Fondazione Angelini. Da oltre 15 anni, con alcuni amici, attraverso il progetto Immischiati, racconta la dottrina sociale della Chiesa con uno stile pop e fuori dagli schemi, inserendoci – senza troppa teoria – anche un bel po' di leadership vissuta sul campo.
Il ciclo di incontri, promosso dalla Pastorale sociale e del lavoro della diocesi dei Marsi, guidata dai coniugi Maria e Nicola Gallotti, ha voluto ancora una volta rimettere al centro della formazione pastorale le tematiche dell'ecologia integrale, della giustizia e della pace, della democrazia, del bene comune. Un percorso che ha alternato i momenti di formazione con i relatori a quello dedicati al lavoro laboratoriale nei gruppi. Il percorso è stato aperto a febbraio da don Bruno Bignami, direttore dell'ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, con una relazione su «L'ecologia integrale: percorsi di giustizia e di pace» alla quale nei giorni successivi è seguito un incontro laboratoriale. A marzo è stato il turno di padre Francesco Occhetta, che ha dialogato su «Fraternità: il cuore della democrazia. Vie cristiane per ricostruire legami sociali», indicando la fraternità come la vera sfida della contemporaneità.



Per una Pasqua di speranza e di pace
Messaggio del vescovo Giovanni

Carissimi fratelli e sorelle,
la gioia della Pasqua del Signore giunga a ciascuno di voi come annuncio di speranza e dono di pace. In questo tempo segnato dalla violenza e dalla guerra, il nostro cuore potrebbe lasciarsi sopraffare dallo smarrimento e dalla paura. Eppure, proprio oggi, risuona più forte la proclamazione che è al centro della nostra fede: Cristo è risorto, ed è vivo in mezzo a noi.
La luce della Pasqua non cancella magicamente le ferite del mondo, ma le attraversa e le trasfigura. Essa ci ricorda che l'amore è più forte dell'odio, che la vita vince sulla morte, che il perdono può riaprire strade là dove tutto sembra perduto. Nel cammino quaresimale abbiamo accolto tre semplici ma profondi suggerimenti: la preghiera, il discernimento e l'ascolto. Essi non sono pratiche da lasciare alle spalle, ma vie da continuare a percorrere con fedeltà.
La preghiera ci ha insegnato a rimanere radicati nel Signore, fonte della vera pace. Il discernimento ci ha aiutato a riconoscere i segni di Dio nella storia, anche quando tutto appare oscuro. L'ascolto ci ha resi più attenti gli uni agli altri, più capaci di accogliere, comprendere e costruire comunione. In questo orizzonte si inseriscono anche le assemblee sinodali foraniali che hanno segnato il nostro itinerario quaresimale. Esse sono state autentici semi di speranza: momenti di incontro, di condivisione e di corresponsabilità, nei quali lo Spirito Santo ha parlato attraverso la voce del popolo di Dio. Custodiamo questi germogli con cura, perché possano crescere e portare frutto nella vita delle nostre comunità.
La Pasqua ci chiama ora ad essere testimoni credibili di questa speranza. Non possiamo restare indifferenti davanti al dolore del mondo: siamo inviati a essere artigiani di pace, costruttori di fraternità, uomini e donne capaci di gesti concreti di riconciliazione. A ciascuno di voi rivolgo l'invito a lasciarsi rinnovare dall'incontro con il Risorto. Apriamo il cuore alla sua presenza, lasciamoci guidare dalla sua parola e sosteniamoci reciprocamente nel cammino.
Il Signore Risorto benedica le vostre famiglie, le vostre comunità e l'intera nostra Chiesa. Doni al mondo intero la pace tanto desiderata e renda ciascuno di noi segno vivo della sua speranza. Buona e santa Pasqua.

Vostro, aff.mo
+ Giovanni Massaro
Vescovo dei Marsi

Gesù, come erano le tue mani? A noi non ci è dato di saperlo, ma gli artisti, nei loro dipinti e affreschi, gli scultori nelle opere, le hanno rappresentate paffutelle quando eri piccolo, forse più esili da ragazzo e adolescente, grandi, forti e vigorose da uomo maturo. Sono mani che hanno conosciuto il duro mestiere del falegname. Quante notti trascorse nella bottega, aiutando Giuseppe a terminare un lavoro, guadagnando quanto basta e facendo vivere in modo onesto e degno la famiglia.
Quante volte le tue mani hanno portato pesi, pur di allievare la fatica di Maria, tua mamma, o le vicine di casa: anfore colme di acqua, che più in là diverranno vino nuovo per l'umanità; legna da ardere. Poi i primi discepoli: chi ti ha incontrato con le mani appoggiate al banco delle imposte, pronte a rubare e ad arricchirsi a discapito dei più poveri; chi invece con mani indurite, riassettava le reti dopo giornate faticose, trascorse sotto il sole cocente o nel mare agitato nel buio della notte, con la speranza di pescare qualche piccolo pesce, se non addirittura nulla; chi ti ha abbracciato, ti ha baciato e, con poche monete d'argento, ti ha tradito; chi per paura si è coperto il volto con le mani per non essere riconosciuto e perfino ti ha rinnegato. Chi ti ha incontrato al pozzo di Giacobbe e ti ha offerto acqua amara perché le sue mani toccavano vari uomini, amati in modo imperfetto, ma le tue mani di Figlio di Dio l'hanno accettata e l'hai bevuta, promettendole «acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14); chi è venuto a trovarti nel cuore della notte per paura di essere visto; tu lo hai preso per mano, dicendogli che se uno non rinasce dall'acqua e dallo spirito, non può essere tuo discepolo.
Mani che impastano saliva e terra per ottenere del fango e spalmarlo sugli occhi dei ciechi, perché anche noi non dimentichiamo che i malati sono sempre con noi; mani che risuscitano i morti, perché abbiamo la speranza e la certezza che tutti i nostri cari defunti non sono morti invano.
Mani che scrivono l'innocenza della donna sorpresa in flagrante adulterio, perché chi pensa di essere senza peccato scagli per primo la pietra contro i suoi fratelli e le sue sorelle; mani che fanno scorrere il libro del profeta Isaia, per leggervi l'investitura messianica, per consolare gli afflitti, portando amore e misericordia in questo nostro mondo malato di individualismo e di egoismo. Mani che prendono la frusta per scacciare i mercanti dal tempio, perché esse è il luogo del Padre tuo e non si possono servire due padroni. Dio e il denaro. Bisogna fare in fretta una scelta.
Mani che stringono al cuore la pecorella smarrita perché ogni peccatore, se vuole, può diventare di nuovo tuo fratello. Mani che raccolgono il grano nel giorno di sabato, perché è l'uomo fatto per il sabato, non viceversa; mani che accarezzano le teste dei bambini, ci ricordano che bisogna diventare come loro per entrare nel tuo regno; mani che benedicono e moltiplicano pochi pani e due pesci, non soltanto per sfamare persone bisognose di tutto, affinché portiamo al mondo il tuo messaggio di solidarietà, di fratellanza, di libertà, in particolare, all'umanità ferita e umiliata; un'umanità che aspetta da noi non belle azioni, ma gesti semplici e quotidiani: una stretta di mano vera, un abbraccio sincero, un sorriso pieno e amichevole. Mani che prendono il pane e il vino nell'ultima cena, perché, ogni volta che li offriamo nel tuo nome, diventano tuo corpo e tuo sangue per la redenzione dell'umanità. Mani che accolgono i chiodi nella crocifissione, perché tutti siamo salvi. Mani che si fanno vedere e toccare nel giorno della tua risurrezione, affinché possiamo, fin da ora, pregustare il nostro giorno glorioso, per vederti così come sei. Finalmente.


Iscriviti alla newsletter