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Martedì 1 ottobre alle 18:00

Vespro solenne presieduto dal Santo Padre

Basilica di San Pietro in Vaticano.

Partenza in autobus da Avezzano alle ore 14.00 (per prenotazioni contattare il diacono Nazzareno Moroni entro il 20 settembre).


Rosario missionario

nelle foranie in preparazione alla veglia diocesana

Magliano e Tagliacozzo: Scurcola Marsicana giovedì 26 settembre alle 21:00;
Celano: chiesa del Sacro Cuore venerdì 7 ottobre alle 21:00;
Carsoli: chiesa di Santa Vittoria venerdì 11 ottobre alle 21:00;
Trasacco: Luco dei Marsi domenica 13 ottobre alle 21:00;
Pescina: Ortucchio martedì 15 ottobre alle 21:00.


Venerdì 18 ottobre alle 21:00

Veglia missionaria

presieduta dal Vescovo Pietro con invio missionario a tutti gli operatori pastorali, nella parrocchia dello Spirito Santo in Avezzano.


Domenica 20 ottobre

Giornata missionaria mondiale
Solidarietà missionaria nelle parrocchie


Domenica 27 ottobre alle 17:00

Vespro di ringraziamento

nel monastero di Tagliacozzo


800

Venerdì 27 settembre in piazza Vittorio Emanuele a Ortucchio, p. Riziero Cerchi e don Giosy Cento terranno un concerto in occasione del cinquantesimo anno di ordinazione sacerdotale di don Giosy.


800

Il nuovo anno associativo 2019-2020 sarà caratterizzato dalla preparazione e celebrazione delle assemblee parrocchiali, diocesane e nazionale: un anno straordinario nell’ordinarietà del cammino, che ogni tre anni invita le varie realtà, a tutti i livelli, a verificare il cammino percorso fino ad ora e a progettare con rinnovato slancio il futuro.
Un tempo ricco, reso ancor più ricco dalla celebrazione di due anniversari non di poco conto: ricorrono i 50 anni dal nuovo Statuto e i 50 anni dalla nascita dell’Azione cattolica dei ragazzi.
L'AC diocesana vuole iniziare insieme questo cammino presso la parrocchia di San Giovanni Battista a Luco dei Marsi domenica 22 settembre 2019, dove sarà inoltre l'occasione per definire le linee del nuovo anno associativo.


Riflessione del Vescovo Pietro sulla celebrazione liturgica dell’Assunzione di Maria in cielo

Pubblicato su Avvenire del 27 luglio 2019

«Il corpo immacolato della Madonna, abitazione per nove mesi del redentore, del Figlio di Dio. Che cosa è avvenuto di questo corpo benedetto? Se oggi noi possiamo dal mistero dell’Assunta cavare una consolazione, è proprio questa: ella è andata avanti e noi la seguiremo. Il suo corpo immacolato è maturato per l’eternità gloriosa prima di noi. Ma anche noi un giorno, anche questo mio povero corpo, anche il corpo di ognuno di voi, delle persone che avete più care, e di cui ad un certo momento con fatica tratteniamo nella nostra immaginazione le sembianze care, anche noi giungeremo a questa glorificazione. Questa mattina noi pregustiamo nella speranza quello che sarà il nostro destino eterno. E di questa speranza dobbiamo farne parte specialmente a coloro che in questi giorni, e sono centinaia e centinaia di povere famiglie, hanno bisogno anche di questa speranza, per non far diventare sterile il loro dolore».
Era il 15 agosto del 1956 e don Primo Mazzolari aveva accenti di vibrata commozione nella omelia che non poteva dimenticare la tragedia, appena consumata, dei morti nella miniera di Charleroi. La parola di Dio taglia il cuore e la storia e non deve mai essere, nell’annuncio, evasiva, edulcorata, teoricamente e astrattamente valoriale, ma comunicare il mistero della salvezza rendendo Dio contemporaneo alle strade percorse dall’uomo.
Così la bellezza di Maria Assunta può e deve diventare una pagina ultima da inserire nelle pagine penultime della nostra avventura umana e cristiana. E le parole da leggere e da rileggere sono fili che ritessono certezze antiche da indossare su abiti nuovi. La grandezza della vita umana non consegnata all’annullamento, la dignità del corpo non mercificabile, la nostalgia struggente della felicità eterna, la lotta alla corruzione del peccato e a comportamenti privati e pubblici di ostentazione del peccato, la trasfigurazione dell’esistenza nella logica dell’amore che assume totalmente la condizione dell’altro, non più «altro da me ma altro dentro di me».
Non «rendere sterile il dolore»: il monito di don Primo restituisce la cultura e la prassi della prossimità in un tempo di spalmato narcisismo esistenziale e di diffusa religiosità intrisa di languori che non diventano assunzione del vangelo delle beatitudini. Così la visione del cielo assume la dimensione dell’essere visti dal cielo. Diceva Paolo VI: «Un cannocchiale è puntato verso di noi dal cielo. Un occhio ci guarda, ci spia, ci veglia, ci insegue, ci perseguita. Rispondi se mi ami o no».
Dobbiamo rispondere sì. E Jean Guitton commentava che tutto porta a «un misto di audacia, di candore, di utopia, impegno totale, radicale a gettarsi nelle difficoltà dell’uomo, nel vortice stesso dell’esistere». La stessa morte non sarà più vista come la disperata solitudine dell’essere, ma una attesa del credente con la stessa invocazione di uno dei personaggi dell’Annuncio a Maria di Paul Claudel: «Benedetta sia la morte nella quale tutte le domande del Padre nostro si compiono».

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