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Si è tenuto oggi, mercoledì 18 dicembre 2019, il ritiro mensile del clero. Papa Francesco nella lettera apostolica Aperuit illis ha stabilito che la III domenica del tempo ordinario sia dedicata alla riflessione sulla Parola di Dio. L’intenzione del Papa è chiara: «approfondire il carattere performativo della Parola di Dio… Non venga mai a mancare nella vita del nostro popolo questo rapporto decisivo con la Parola viva che il Signore non si stanca mai di rivolgere alla sua sposa perché possa crescere nell’amore e nella testimonianza di fede».
Proprio la dimensione teologica e pastorale dell’Aperuit illis è stato il cuore della giornata sacerdotale di oggi. Dopo la preghiera in cappella, con inizio alle ore 9:30, il clero diocesano ha ascoltato la relazione di don Luca Pedroli, biblista, docente del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, nonché padre spirituale nel Seminario Lombardo.
L’agape fraterna è stata anche l’occasione per lo scambio degli auguri natalizi tra il clero e con il Vescovo mons. Pietro Santoro.


Domenica 22 dicembre alle ore 18:00 si terrà il secondo concerto di Natale nel Santuario di Pietraquaria, con la straordinaria partecipazione della soprano Katarina Agorelius (giornalista di Radio Vaticana News), dell'organista Orante Bellanima (organista, compositore, direttore di cori) e della voce narrante Rosario Tronnolone (redattore fascia culturale Radio Vaticana). L'ingresso è libero.


 

«Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza». Le parole del Salmo esprimono il desiderio che Dio mostri il suo volto, sveli il suo volto nascosto. Non un volto di paura, non un volto minaccioso, ma il volto del perdono che assuma il nostro peccato e porti a compimento la salvezza e la redenzione. Questo desiderio, che ha attraversato i lunghi tempi dell’attesa nell’invocazione accorata dei profeti e dei giusti d’Israele, si realizza in Gesù. È lui il volto di Dio che entra nella storia. Entra per dire ad ognuno: «Tu non sei più solo, non sei più abbandonato. Tu sei cercato, amato e custodito. E io, Dio con te e per te, seguo i tuoi passi affinché non ti perda».
Ecco la grande verità: Dio nel suo Natale nella carne entra nella storia e non è più uscito dalla storia, dalla vita di ognuno di noi. Ha nel cuore un’unica speranza: che io non mi perda, non mi perda nel tempo e non mi perda nell’eternità. In quell’eternità che ha inizio al consumarsi dei giorni terreni e che si aprirà per tutta la creazione quando il Signore tornerà e ci saranno «cieli nuovi e terra nuova». L’Avvento diventa così il percorso del cuore che va incontro a Cristo e si lascia raggiungere da Cristo. Diventa il percorso di ciascuno di noi: «vado incontro a Cristo e mi lascio raggiungere da Cristo».
Non un Avvento svuotato, non un Avvento riempito di niente, ma il cuore finalmente illuminato dal Vangelo di Gesù. In questo Avvento dico a me stesso e a ciascuno di voi: non lasciamoci uccidere il cuore dai nuovi poteri del mondo. Quei poteri che dicono che Dio è superfluo. Quei poteri che rubano il cuore riempiendolo di stupidità e di volgarità, che ti corrompono al punto da non sentire più la responsabilità verso gli altri. Quelli che hanno persino corrotto il Natale del Signore allestendo per lui una gigantesca giostra di preparativi dove Dio è assente, dove la gioia per la sua incarnazione è assente, dove la pulizia del cuore è assente. I nuovi poteri accendono la festa e la rendono il deserto dell’anima. Ma voi sapete che nel deserto non ci sono segnaletiche, non ci sono cartelli stradali. Si cammina nello smarrimento. Tutta la società occidentale sta diventando un deserto perché sta cancellando il ponte tra la terra e il cielo. Ma è proprio dal deserto che giunge la voce della speranza: cammina con Cristo. Non più nella solitudine, non più perso nella sabbia ma figlio di Dio ritrovato, ritrovato da Dio stesso.
Non c’è Avvento senza un ritornare a camminare insieme a Cristo, per andare là dove Cristo va, là dove Cristo mette la sua tenda, verso la carne dell’uomo, verso il volto dell’uomo, di ogni uomo. Fraternità, condivisione, gratuità devono tornare ad essere vocabolario vissuto di chi cammina con Cristo, il vocabolario della grotta di Betlemme che dobbiamo ricomporre nonostante il male diffuso, la corruzione diffusa, l’illegalità diffusa. La rinascita dell’Italia, di un’Italia stanca, depressa, avvilita e mortificata è affidata anche a quei cristiani che non disonorano il Vangelo e lo rendono motore di un cambiamento interiore sociale. La Vergine santissima, che l’otto dicembre celebreremo nella sua Immacolata Concezione, ci custodisca nella fede e nel coraggio della speranza.

+ Pietro

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