La regione Abruzzo è stata scelta per offrire l'olio che alimenterà la lampada votiva sulla tomba di san Francesco d'Assisi nel 2025. È una gioia che vuole abbracciare ogni realtà ecclesiale e civile, parrocchie e comuni uniti per affidare l'intera Nazione al suo patrono. Il gesto dell'offerta dell'olio, che ogni anno è affidato a una regione italiana, ritorna dopo ventun anni, quando nel 2004 l'Abruzzo era stato protagonista di questo momento. Si tratta di un gesto profondamente simbolico e nello stesso tempo spiritualmente carico di significato. L'olio che alimenta la lampada votiva posta sulla tomba del patrono d'Italia vuole essere segno della preghiera che si eleva al Signore, per l'Italia e per i suoi cittadini.


Il messaggio dei vescovi
di Abruzzo e Molise

Dal 22 agosto al 9 settembre 2025 avremo la possibilità di vivere una delle esperienze più emozionanti per chi crede e per chi ama l'arte e la cultura: all'interno del museo civico del comune di Cerchio sarà stata allestita una mostra dal titolo I giubilei nella storia, un vero excursus tra documenti del 1300, tra cui la bulla indulgentiarum di papa Bonifacio VIII, e opere d'arte uniche nel loro genere.
Sarà anche possibile acquistare l'opuscolo dal titolo I giubilei nella storia, scritto da don Ennio Grossi, responsabile dell'Archivio storico diocesano dei Marsi, con l'introduzione curata da mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del santo padre dal 2007 al 2021 e attuale vescovo di Tortona.

Orati di apertura

Dal lunedì al venerdì: 09:00-14:00, 17:30-23:00
Sabato e domenica: 17:30-23:00


Il 19 agosto le conclusioni del convegno Povertà culturali e lavoro della terra ieri e oggi, tenuto a Pescina in occasione degli ottocento anni del Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi. L'iniziativa è stata inserita nel calendario degli eventi di «Ottocento voci per la terra, festival del creato», un grande percorso celebrativo che sta coinvolgendo le diverse zone pastorali. L'incontro ha visto gli interventi di Antonio De Lellis, coordinatore nazionale di Pax Christi, e di Ernesto Di Renzo, antropologo, direttore scientifico di MarsicaLand. L'appuntamento è l'ultima tappa in preparazione all'evento del 13 e 14 settembre a Pescasseroli, cuore verde e spirituale del parco nazionale d'Abruzzo, dove si svolgerà la due-giorni conclusiva.


Le parole del vescovo Giovanni Massaro

Carissimi,
siamo giunti al termine di questo importante momento di riflessione, e desidero anzitutto ringraziare tutti voi per la partecipazione viva e attenta, così come rivolgo un sentito grazie ai nostri relatori: Antonio De Lellis, di Pax Christi, ed Ernesto Di Renzo, di Marsicaland.
Il titolo di questo convegno ha presentato due realtà solo in apparenza distanti: la povertà culturale e il lavoro della terra. Due ambiti strettamente legati alla dignità dell'uomo, al suo radicamento nel creato, al valore della cura. La terra non è soltanto luogo di fatica, ma anche spazio educativo, relazionale, spirituale. Lavorare la terra è lavorare su sé stessi, è recuperare un rapporto sano con il tempo, con la pazienza, con l'attesa dei frutti. In un tempo dominato dalla fretta e dall'efficienza, questa è una testimonianza controcorrente. Allo stesso modo, parlare di povertà culturale ci costringe a interrogarci su ciò che stiamo trasmettendo alle nuove generazioni. Non è solo mancanza di sapere, ma perdita di senso, smarrimento di radici, dimenticanza della bellezza.
Ignazio Silone, con le sue opere, ha raccontato sì la povertà materiale ma soprattutto quella culturale, che nasce dall'esclusione, dall'indifferenza, dalla perdita di senso. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una cultura che metta al centro la persona, il lavoro onesto, la giustizia sociale, il rispetto per il creato.
Il Cantico delle creature ci richiama a tutto questo e il festival del creato, di cui oggi abbiamo celebrato l'ultimo incontro qui a Pescina, ha voluto essere un cammino di consapevolezza e di custodia, una proposta di fraternità con tutto il creato in ascolto dello spirito di san Francesco. Gli ottocento anni del Cantico non sono solo una ricorrenza: sono un invito a rimettere Dio, le persone e il creato al centro della nostra vita personale e comunitaria.
Ci prepariamo ora a vivere l'evento conclusivo a Pescasseroli che si terrà il 13 e 14 settembre, ma quanto abbiamo vissuto in questi quattro incontri deve restare con noi come seme da coltivare. Che il Signore ci doni occhi per vedere, mani per accogliere, e cuore per custodire – la terra, le relazioni, la memoria, la speranza.
Grazie a tutti, e che il Signore vi benedica.

Il 19 agosto 2025 a Gioia dei Marsi il convegno nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta con la presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana.


L'intervento del vescovo Giovanni Massaro
in apertura del convegno

Carissime sorelle e carissimi fratelli, autorità civili, relatori illustri,
è con sincera gioia che vi porgo il mio saluto in apertura di questo significativo convegno, che affronta un tema quanto mai urgente: il futuro dei giovani nelle nostre aree interne, troppo spesso percepite – e vissute – come «un mondo a parte». Il titolo di questo incontro, Sosteniamo la speranza, ci ricorda che il nostro compito, come Chiesa e come comunità civile, è quello di dare sostanza alla speranza, affinché non resti un sentimento astratto, ma diventi cammino concreto. Ringrazio vivamente gli organizzatori e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo pomeriggio.
Un ringraziamento particolare al cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, la cui presenza oggi è per noi un dono e un incoraggiamento. La Chiesa italiana, nel cammino sinodale che stiamo vivendo, ha posto al centro l'ascolto delle persone e dei territori. Come diocesi dei Marsi, su impulso dell'Ufficio di pastorale sociale, abbiamo scelto di farlo incontrando i sindaci e gli amministratori locali, con i quali abbiamo avviato un dialogo concreto sui bisogni del territorio, condividendo riflessioni e cercando insieme possibili soluzioni.
Ho avuto anche l'opportunità di partecipare agli incontri promossi dalla diocesi di Benevento in collaborazione con la CEI sul tema delle aree interne, e recentemente – con altri dieci vescovi – a un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a testimonianza di quanto la Chiesa voglia farsi voce di territori spesso invisibili, ma ricchi di vita e di potenzialità.
Nel Messaggio della CEI per la giornata del lavoro del 1° maggio 2023, dal titolo Giovani e lavoro per nutrire la speranza, si afferma con chiarezza che «i dati sull'occupazione in Italia mettono in luce un fatto assai preoccupante: circa un quarto della popolazione giovanile nel nostro Paese non trova lavoro». E papa Francesco – nell'esortazione apostolica Christus vivit afferma: «Preoccupa il numero elevato di giovani che lasciano le aree interne per cercare fortuna nelle aree metropolitane del Nord Italia o che addirittura abbandonano per sempre la terra di origine. Un'attenzione particolare merita la situazione di precarietà lavorativa che vivono molti giovani: dove scarseggia la domanda di lavoro i giovani sono sottopagati, vedono frustrate le loro capacità e competenze. Desta inoltre preoccupazione anche il tasso dei giovani che finiscono nelle reti del gioco d'azzardo, del lavoro nero e sfruttato, del mondo della droga e dell'alcolismo».
Queste considerazioni ci confermano che il lavoro giovanile nelle aree interne non è solo una questione economica, ma è questione di giustizia sociale, di dignità umana, di equità territoriale. Come diocesi, in occasione della giornata del lavoro, abbiamo promosso alcune buone pratiche presenti sul territorio, che vedono i giovani protagonisti attivi in iniziative imprenditoriali e sociali. È attivo da anni in diocesi il progetto Policoro, che rappresenta una presenza viva e generativa nel nostro territorio, accompagnando giovani nella ricerca di senso, formazione e opportunità. Tuttavia, è necessario fare di più.
Nell'ultimo incontro tra i sacerdoti e gli amministratori della Marsica con la presenza di alcuni giovani sono emerse alcune proposte concrete per contrastare la disoccupazione giovanile nelle aree interne. Ne cito solo quattro.
1. Investire nell'educazione al lavoro fin dai percorsi scolastici, collegando scuola, territorio e imprese.
2. Incentivare la nascita di imprese giovanili, attraverso fondi dedicati, sostegno burocratico e accompagnamento formativo.
3. Valorizzare le vocazioni del territorio – come l'agricoltura sostenibile, le bellezze artistiche e naturali, il turismo, le tradizioni, la cultura, mettendo i giovani al centro di processi innovativi.
4. Promuovere alleanze territoriali, in stile sinodale, tra Chiesa, amministrazioni locali, mondo economico e associazionismo, cooperative sociali e fondazioni di comunità: senza alleanze le aree interne rischiano di essere depauperate nonché di sparire.
Queste non sono semplici strategie: sono atti di speranza concreta, sono vie per ridare futuro alle nostre comunità, evitando che la speranza si spenga nel silenzio delle partenze forzate. Noi crediamo che i giovani non siano un problema da risolvere, ma una risorsa da liberare. Crediamo in un vangelo che cammina con i piedi nella terra e gli occhi nel cielo. E siamo convinti che dalle nostre aree interne possa nascere un modello di sviluppo nuovo e più umano.

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