Sabato 18 aprile nella cappella del seminario di Avezzano i ragazzi della Consulta diocesana dell’ACR, gli educatori dell’equipe ACR e il referente di missionarietà hanno ricevuto dal vescovo Giovanni Massaro il mandato per la partenza, il prossimo 24 aprile, per il viaggio nella missione diocesana di Blinisht, in Albania.
Il vescovo, nella sua riflessione, ha voluto accompagnare con parole profonde i ragazzi, gli educatori e i genitori riuniti per la celebrazione missionaria.
LE PAROLE DEL VESCOVO
Richiamando le letture proclamate, il presule ha evidenziato la chiamata del profeta Geremia, che si è sentito piccolo e inadeguato, ma che ha ricevuto da Dio la rassicurazione della sua presenza. Allo stesso modo, ha ripreso le parole di Gesù nel vangelo e ha sottolineato come il Signore abbia invitato ad andare senza paura, promettendo di essere sempre accanto ai suoi discepoli. Ha così ribadito che «Dio non ha scelto i più perfetti o i più forti, ma coloro che si sono resi disponibili a fidarsi di lui».
Per rendere il messaggio più concreto, ha raccontato la storia del ragazzo che ha restituito al mare una stella marina alla volta, e ha mostrato come anche un piccolo gesto abbia potuto fare la differenza. Attraverso questo esempio, ha invitato i ragazzi a «non preoccuparsi di cambiare il mondo intero, ma a riconoscere il valore del bene che potranno compiere nella vita di qualcuno».
Riferendosi al viaggio che di lì a poco li porterà in Albania, ha spiegato che «non si tratta solo di uno spostamento geografico, ma di un incontro con una storia di fede, di fatica e di rinascita, segnata anche dalla testimonianza di don Antonio Sciarra». Ha sottolineato il legame di fraternità tra le comunità e ha invitato i ragazzi a sentirsi parte di una relazione viva e concreta.
Ha quindi espresso gratitudine per il «sì» pronunciato dai ragazzi e li ha ringraziati per aver scelto di mettersi in gioco e di uscire dalle proprie comodità. Ha evidenziato che, pur partendo con il desiderio di dare, avrebbero ricevuto molto di più: incontri, volti, storie e uno sguardo nuovo su sé stessi e sul mondo.
Ha rivolto parole di ringraziamento anche agli educatori, per il loro ruolo di accompagnamento, e ai genitori, per la fiducia dimostrata, riconoscendo in questo un dono prezioso per la crescita dei figli. Infine, ha spiegato il significato dei segni consegnati, «la croce missionaria e la luce, come simboli dell’amore che si dona e della presenza di Cristo da portare agli altri». Ha invitato i ragazzi a pronunciare il loro «Eccomi» con sincerità, anche nelle loro fragilità, e ha ricordato che «nessuno è mai pienamente pronto, ma lo si diventa lungo il cammino».
L’omelia si è conclusa con l’invito a partire con il cuore aperto, nella certezza che non sarebbero stati soli, ma accompagnati da Cristo, dalla comunità e dalla preghiera, con l’augurio che l’esperienza potesse lasciare in ciascuno un segno profondo e duraturo.




