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La pagina del Vescovo mons. Pietro Santoro
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Le notizie della Diocesi dei Marsi nel dettaglio

Ottobre missionario straordinario 2019

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Martedì 1 ottobre alle 18:00 Vespro solenne presieduto dal Santo Padre Basilica di San...
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27/09/2019: Concerto a Ortucchio

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Venerdì 27 settembre in piazza Vittorio Emanuele a Ortucchio , p. Riziero Cerchi e don...
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22/09/2019: Convegno unitario di Azione cattolica

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Il nuovo anno associativo 2019-2020 sarà caratterizzato dalla preparazione e...
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15/08/2019: Nostalgia struggente di felicità...

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Riflessione del Vescovo Pietro sulla celebrazione liturgica dell’Assunzione di Maria in...
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04/08/2019: Presentazione del libro «Storie di...

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Domenica 4 agosto alle 18:00 nella Chiesa di Santa Lucia in Magliano si terrà la...
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24/07/2019: Scomparsa di don Loreto Costrini

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Oggi è venuto a mancare don Loreto Costrini , nato a Pescasseroli il 21 marzo 1929 e...
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Della giovane Santina Campana (1929-1950) è ancora in corso il processo per il riconoscimento delle virtù. Essa è stata una fanciulla, nata ad Alfedena, che, colpita dalla tisi e ricoverata nel sanatorio di Pescina, ha sopportato con esemplare pazienza e serenità la malattia, aiutando con amore e dedizione gli altri ricoverati. È morta con la luce della beatitudine eterna negli occhi.


Gemma Spera, nata nel piccolo paese di San Sebastiano dei Marsi (AQ), già da bambina si trasferì a Goriano Sicoli (AQ) con i genitori, e subito diede prova di quella che sarebbe stata la sua santità da grande. Dedita ai digiuni e ad altre penitenze, si distinse per la pietà verso Dio. A dodici anni, rimasta orfana di entrambi i genitori, entrò a servizio di una famiglia di Goriano, che la mise a pascolare le pecore. Comportandosi la fanciulla con grande dedizione agli incarichi affidateli, la ritennero come una figlia.
Soprattutto si notava in lei la sincerità nell'espressione e l'innocenza delle intenzioni. Tentata dalle minacce e dalle promesse di un nobile prepotente, la fanciulla conservò con decisione la sua illibatezza. Ma ottenne un pieno trionfo, spinta dallo Spirito Santo, ottenendo la conversione del suo insidiatore, che divenne difensore della sua verginità. In seguito, per combattere le insidie del demonio, si rinchiuse in un cella solitaria, dove, rinunciando a tutte le umane illusioni, ascoltava ininterrottamente la voce dello Sposo celeste. Così pregando e mortificando il suo fragile corpo, correva sulla via dei divini comandamenti. Nello stesso tempo, ispirata di un ardente spirito di carità, si dedicava ad appianare gli asti, a ricomporre le inimicizie, a guarire le infermità dei gorianesi. Infine, preparata da tutte le sue virtù ad andare in cielo, lo raggiunse, confortata dai santi sacramenti, l'11 maggio 1426. Fu sepolta nella stessa cella che per quarantadueanni le era servita da eremo. Alla sua morte i gorianesi furono svegliati dal suono delle campane. Per questo e per altri avvenimenti straordinari attribuiti a Gemma essi la invocarono fin da allora come loro patrona… Il culto di santa Gemma è stato approvato con il consenso dalla Congregazione dei Riti da Leone XIII nel 1890.
L'insidiatore di santa Gemma fu il conte Ruggero IV di Celano;l'episodio avvenne nel 1384. Il cognome Spera è ancora in uso in San Sebastiano dei Marsi. Ancora oggi, ogni anno, una ragazza di San Sebastiano dei Marsi, indossando un tipico costume che ricorda l'epoca della santa, si reca a Goriano Sicoli con i parenti e un gruppo di fedeli il giorno 11 maggio. Ella viene fatta alloggiare nella casa che la tradizione indica come quella di santa Gemma, ospite di una ragazza di Goriano, che svolge lo stesso compito, e per questo divengono come comari. Dopo otto giorni la comare di Goriano si reca a San Sebastiano, dove le viene ricambiata l'ospitalità.


Salvatore Lilli nacque a Cappadocia (AQ), il 19 giugno 1853 e vestì l'abito francescano il 24 luglio 1870, nel convento di Nazzano (RM); il 6 agosto 1871 fece la professione religiosa. A seguito della soppressione degli ordini religiosi da parte del governo italiano, Salvatore partì nel 1873 per i luoghi santi della Palestina, per restarvi come missionario. A Betlemme proseguì nello studio della filosofia, che aveva già iniziato a Castel Gandolfo (RM), facendosi ammirare per la sua vita di perfetto claustrale. Il 6 agosto 1874 fu trasferito nel convento di San Salvatore a Gerusalemme, per completare gli studi in teologia, e venne ordinato presbitero il 6 aprile 1878. Prestò il suo servizio per due anni nelle basiliche custodite dai francescani, venendo poi inviato a Marasc nell'Armenia Minore, dove per quindici anni espletò con passione il suo apostolato.
La sua opera fu vasta e densa di risultati: i confessionali sempre affollati e le comunioni molto frequenti anche nei giorni feriali; riallacciò buoni rapporti con le persone più eminenti della città, cattoliche, ortodosse, turche; eresse una nuova cappella, inaugurata il 4 ottobre 1893 e, con le offerte dei benefattori, acquistò un grande terreno e molti attrezzi agricoli per lavorarlo. Nel novembre 1890 a Marasc scoppiò il colera, e lui per quaranta giorni assisté da solo i colpiti dal morbo, senza esserne miracolosamente contagiato.
Nel 1894 padre Salvatore fu nominato parroco e superiore dell'ospizio di Mugiukderesi, e qui fu raggiunto dalle sommosse politiche del 1895, quando i turchi effettuarono tanti massacri, specie tra i cattolici armeni. Fu sollecitato più volte dai confratelli, presenti in altri luoghi più sicuri, di rifugiarsi presso di loro, ma egli rispondeva: «Dove sono le pecore, lì deve restare il pastore». Fu ferito dai soldati che aveva accolto con tanta benevolenza. Il 22 novembre 1895, fu arrestato con altri dodici cristiani e condotto a Marasc; lungo il viaggio vennero più volte invitati a rinnegare la religione cattolica e a darsi alla fede di Maometto, se volevano salvare la vita. Al loro deciso rifiuto furono uccisi con crudeltà a colpi di baionetta, e i loro corpi furono dati alle fiamme in una zona chiamata Mujuk-Deresi. I nomi di sette dei dodici fedeli armeni martiri insieme a padre Salvatore Lilli sono: BaldjiOhannes, Khodianin Kadir, KouradjiTzeroum, DimbalacWartavar, IeremiasBoghos, David David, Toros David; degli altri non si conosce il nome. Sono stati beatificati da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1982.


Pietro,eremita, nato a Rocca di Botte (AQ), fin dai primi anni di vita si fece ammirare per l'integrità del comportamento, l'innocenza e la riservatezza. Da giovane i genitori lo costrinsero a prendere moglie, ma egli lasciò loro e la casa e si rifugiò a Tivoli (RM), dove venne accolto per qualche anno da Cleto, uomo morigerato e pio, e fece tali progressi da superare lo stesso maestro. Venuto a conoscenza della santità di Pietro, il vescovo lo annoverò fra i chierici. Lo stesso vescovo lo rimandò in patria, per richiamare i suoi concittadini alla pietà, ed egli con i suoi discorsi su argomenti pii li convinse a recedere dalla condotta di vita corrotta. Fu contrastato da uomini empi che gli si opponevano e lo deridevano, ma egli non cedette; fu anche aggredito, ma sopportò pazientemente i torti. Dopo due anni trascorsi in patria, su ispirazione della santa Madre di Dio, si recò a Subiaco (RM), dove rimase per sei mesi presso i monaci benedettini, e lì intorno si adoperò ad aiutare il prossimo. Fra l'altro si liberò dal demonio che gli impediva di pregare nella chiesa di Sant'Abondio. Quindi si recò a Trevi (PG) dove, vedendo il rilassamento dei cristiani, cominciò a richiamarli, invitandoli soprattutto alla frequenza della messa domenicale. Compì diversi miracoli, soprattutto guarendo i malati, e tutti ammirarono la sua santità. Infine, pieno di meriti e di santità, migrò verso il premio del cielo il 30 agosto. Il suo corpo cominciò ad emanare un odore che meravigliò i presenti.
La memoria liturgica si celebra il 30 agosto.


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