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mons. Giovanni Massaro
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02/02/2023: Partiture per la Messa della Candelora

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Il 2 febbraio , quaranta giorni dopo il Natale, si celebra la festa della Presentazione...
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28/01/2023: Festa degli studenti

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22/01/2023: Primo incontro della scuola di...

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Primo incontro: Sacrosanctum concilium Facendo seguito al desiderio di papa Francesco di...
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19/01/2023: Incontro su Giovanni Paolo II

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Nella chiesa cattedrale prende il via una serie di conferenze con cadenza pressoché...
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18-25/01/2023: Settimana di preghiera per...

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«Imparate a fare il bene, cercate la giustizia» : il versetto di Isaia (1,17) fa da filo...
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08/01/2023: Santa Messa in suffragio del papa...

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Domenica 8 gennaio 2023 , festa del Battesimo del Signore, alle ore 17:30 , nella...
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Berardo, nato nella diocesi dei Marsi nel paese chiamato Colli di Monte Bove (Carsoli, AQ) da Berardo, signore del luogo, e da Teodosia di nobile famiglia.Fin dalla fanciullezza diede segni di indubbia santità;per l'educazione fu affidato ai canonici della cattedrale di Santa Sabina, e il vescovo lo ammise fra gli accoliti, riconoscendone la formazione. Trasferito in seguito a Montecassino, sotto l'insegnamento del monaco Paolo si distinse per santità e dottrina. La fama del giovane indusse il papa Pasquale II a chiamarlo a Roma, annoverandolo fra i suddiaconi e nominandolo preside della provincia campana. Svolse così bene il suo ufficio che lo stesso papa Pasquale II lo promosse cardinale diacono di Sant'Angelo, e successivamente cardinale presbitero di San Crisogono. Essendo nel frattempo resasi vacante la sede vescovile dei Marsi – scossa tra l'altro per lo scisma del vescovo Sigenulfo – vi fu inviato Berardo, che con autorità e santità cacciò l'intruso e restituì la pace e la concordia.
Il vescovo, che aveva trent'anni, entrato in diocesi si adoperò per correggere gli abusi e i vizi, comportandosi in modo ammirevole. Ma fu ostacolato e combattuto da diversi avversari, che gli tesero insidie, lo minacciarono e infine lo scacciarono dalla sede. Il pontefice, che lo amava tanto, lo accolse per un po' nel palazzo lateranense, poi lo inviò come legato ad Alatri e a Veroli e infine in Sardegna. Finalmente fu richiamato nella sua diocesi, dove, come un muro inespugnabile, con prudenza verso i ribelli, ma impavido, continuò la sua missione. Estirpò la simonia, eliminò il concubinato, difese i piccoli, riformò il clero con la parola e l'esempio.
Tra tutti questi impegni si fece promotore di un'iniziativa per aiutare i poveri: organizzò un centro di raccolta del grano da distribuire a più poveri. Una volta, venuto a mancare il frumento, invitò l'incaricato di ramazzare il pavimento del deposito e si compì il miracolo: la ramazza accumulò tanto grano quando ne occorreva al povero questuante. Custodì il suo gregge fino alla morte. Colpito dalla malattia, esortò il suo clero alla fedeltà a alla santità, lasciando ad esso un testamento spirituale di grande valore. Dopo venti anni di episcopato, morì il 3 novembre dell'anno 1130. Il suo corpo fu sepolto nella cattedrale di Santa Sabina, successivamente venne traslato a Pescina (AQ) nella chiesa a lui dedicata. Attualmente riposa nella basilica concattedrale di Santa Maria delle Grazie. Si festeggia il 3 novembre e il 2 maggio.


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