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Omelia di S.E. Mons. Giovanni Massaro
dalla chiesa della Madonna del Passo in Avezzano
agli studenti

Carissimi ragazzi, è bello vedervi qui questa mattina, di buon’ora. Potevate dormire di più, approfittare per dare una ripassata alle lezioni di questa mattina. In realtà siete qui e sono molto contento, ringrazio tutti i promotori di questa lodevole iniziativa. Siete qui, in questo tempo così difficile; probabilmente voi ragazzi state pagando il prezzo più alto di questa pandemia. Vi sentite, giustamente, defraudati di un tempo che non vi verrà più restituito. So bene quanto importanti siano per voi gli abbracci, le relazioni, le amicizie. Le statistiche sono impietose, dicono che i giovani appaiono stanchi, demotivati, tristi, senza alcuna prospettiva per il futuro. In realtà voi potete essere gli artefici di un cambiamento, di un’inversione di tendenza. L’Unione europea ha proclamato il 2022 come l’anno europeo dei giovani. Non potete cedere allo scoraggiamento, nel buio è importante trovare la luce. La pagina evangelica appena ascoltata (Mc 4,21-25) ci parla di luce, di una lampada che non può essere nascosta sotto il letto ma va posta bene in evidenza per illuminare tutto ciò che sta intorno. E la luce è Gesù Cristo, che mai ci abbandona, soprattutto nei momenti più difficili e più bui della nostra vita.
Non vergognatevi mai di Gesù Cristo, non abbiate mai timore, non abbiate vergogna di dire ai vostri amici che andate a Messa e che volete bene a Gesù: siate sempre voi stessi. Io ho frequentato il liceo scientifico e mi ricordo che il mio professore di storia e filosofia era agnostico. Nella sua prima lezione chiese a noi alunni per quale motivo avessimo scelto quell’indirizzo scolastico. Ricordo che, con grande coraggio, io dissi subito che ero in seminario e che avevo scelto quell’indirizzo proprio per quello: stavo facendo un cammino di discernimento per capire se il Signore mi chiamava o meno al sacerdozio. Il professore, dopo la lezione, mi chiamò in disparte dicendo di aver apprezzato molto quella mia sincerità. Nella vita è importante saper essere sempre se stessi. Noi siamo chiamati a essere luce nei confronti dei nostri fratelli, e la luce non attira mai l’attenzione su di sé ma illumina tutto ciò che le sta attorno.
Quanto è bello poter incontrare nella nostra vita persone luminose, capaci di illuminarci e di tirar fuori il meglio che noi abbiamo. Pensate alle tante persone che vi vogliono bene, che valorizzano i vostri talenti, che sono capaci di dare colore ai vostri volti, di farvi sentire importanti. Pensate alle persone che vi danno fiducia… non sono gli idoli, i calciatori, gli attori, ma sono le persone che vi vivono accanto. Il compito di ogni educatore è proprio quello di aiutarvi a tirar fuori il bene che avete dentro. In questo anno particolare, anno sinodale, aiutateci a capire che cosa noi possiamo fare come Chiesa per essere più attenti a voi giovani, per essere più vicini alle vostre attese, ai vostri sogni.
In questo tempo buio voi giovani siete stati i più generosi, impegnandovi nel volontariato, nella Caritas. Sappiate amare, sappiate fare del bene, non siate mai ripiegati su voi stessi, sfruttate i talenti che avete per fare del bene a tutti, non fate i furbi dando il minimo. La pagina evangelica ci ha detto che con la misura con la quale misuriamo sarà poi misurato a noi. La vita ci dà sempre ciò che noi diamo agli altri. Ho celebrato recentemente l’anniversario di quattro amici che un anno fa sono morti sul Velino, tre di loro avevano meno di trent’anni. La loro vita, sebbene breve, è stata una vita bella, riuscita, perché segnata dall’amore. «Il bene genera bene», soleva dire Gian Mauro, e in tanti hanno beneficiato del suo bene; Valeria desiderava volare in Africa con il suo Gianmarco per aiutare i bambini meno fortunati; mentre Tonino, appassionato di alpinismo, nelle escursioni era generoso e attento con chiunque facesse parte della comitiva. La vita ha senso nella misura in cui viene donata.
Concludo con le parole di un professore, Pietro Carmina, morto qualche settimana fa, sotto le macerie di una palazzina crollata a seguito di una fuga di gas. Era andato in pensione da poco e aveva scritto una lettera ai suoi alunni. «Sono arrivato al capolinea e il magone più lancinante sta non tanto nell’essere iscritto di diritto al club degli anziani, quanto nel separarmi da questi ragazzi. Un’ultima raccomandazione però sento di farvi, mentre il mio pullman si sta fermando: usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha; non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi: infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa: voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare, non state tutto il santo giorno incollati al telefonino. Leggete, invece, viaggiate, siate curiosi, fate del bene, amate. Io mi fermo qui, a voi auguro buon viaggio».

 

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