Cookie

Omelia di S.E. Mons. Pietro Santoro
dalla chiesa di San Giovanni in Avezzano

Desidero parlare direttamente a te carissimo Alberto, e attraverso di te a tutti voi, me compreso. Intendo rivolgervi parole dirette, non tanto sul fare del diacono ma parole dirette all’essere del diacono. Perché ciascuno di noi dev’essere giudicato da Dio sulle profondità del suo cuore e non tanto sul fare. Oggi tu sarai chiamato a essere ministro della Chiesa, ministro servitore di anime. Tutto il cristianesimo è la storia di un grande amore. L’amore delle origini, di Maria, degli apostoli. L’amore dei santi, quelli venerati e quelli anonimi. L’amore di quanti non fuggono da Dio e gli consegnano anche nel silenzio la propria vita, la propria esistenza. Oggi tu dirai un sì. Oggi tu sceglierai la dimensione profetica dell’accettazione a essere servo innamorato di Gesù, servo innamorato della Chiesa, servo innamorato dell’uomo. Il diacono è nelle sue profondità un servo innamorato. Non ti spaventi questa parola. La grandezza del credente è tutta nel deporre la propria vita deponendo la propria autosufficienza, deponendo l’amore di sé stesso per diventare proiezione di colui che si è spogliato della sua stessa divinità per assumere una carne impastata con la carne dolorante di una umanità in cerca di amore. Diacono: servo innamorato.
Non ti spaventi questa definizione che deve essere la gioia del tuo diaconato. Sia per te e attraverso di te una definizione alternativa “essere servi innamorati” in un tempo, come il nostro, attraversato dalla cultura dell’immagine, dalla sottocultura dell’efficienza intesa come dominio null’altro e manipolazione sull’altro. Una cultura che sta creando la notte dell’etica e dell’indifferenza verso il destino degli altri, non riconosciuti più come fratelli e sorelle da custodire. Sii servo innamorato di Cristo, assumendo e vivendo la parola di Cristo stesso. Rendendo la parola di Cristo contemporanea alle attese e alle speranze di quanti lui stesso ti mette accanto.
Oggi sappiamo che per molti Gesù è solo un fondale di ricordi ma non una presenza viva. Il cristianesimo, sganciato da Cristo, si riduce a una sintesi di precetti e di divieti morali, perché le decisioni per la vita si prendono altrove e si prendono senza Cristo. Il grande dramma di oggi è l’espulsione di Gesù dal cristianesimo. Devi essere alternativo a questo modo di pensare della gente. Sarai annunciatore della parola comunicando una parola viva, vibrante, che tu sperimenterai soprattutto nella tua vita, convinto che la parola di Gesù è l’unica dimensione che tocca l’esistenza, provoca un giudizio nuovo sulla realtà, cambia i rapporti tra le persone. La parola edifica nuove modalità di vita e costruisce segmenti di società nuova. C’è in giro un annuncio invertebrato della parola di Dio, un annuncio sentimentale, estetico, banale. La parola di Dio si riduce a un brodino tiepido.
San Paolo diceva: «ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo» (Fil 3,8). Togli dall’annuncio della parola di Dio tutto ciò che è superficiale, fai rimanere l’essenziale. L’essenziale è Gesù Cristo. Non dimenticare mai che ogni parola annunciata e vissuta è sempre conficcata sulla croce. La croce è sempre seme di risurrezione che feconda i solchi aridi delle anime. Sii sempre perdutamente innamorato della Chiesa. E ogni amore non pretende ma dona. Dona! Perché se l’amore pretende non è amore, è altro.
Alberto, lo dico a te ma lo dico a tutti. Porta te stesso dentro la Chiesa affinché la chiesa con te possa essere un riflesso della bellezza di Dio. La Chiesa fondata su Pietro, la Chiesa diocesana guidata dal tuo vescovo che oggi è qui per dirti di spenderti perché in questo tempo spendersi nella Chiesa è l’unica dimensione per far uscire la nostra fede dalle sacche della nullità. In questo e non in altro si realizza in pienezza la vocazione alla quale Cristo ti chiama e ci chiama. Sarai un diacono per la Chiesa diocesana, per la Chiesa dei Marsi, per la tua e la nostra Chiesa, per una Chiesa di cui dobbiamo essere ancora perdutamente innamorati.
Sii servo innamorato dell’uomo. Non dell’uomo che è soltanto un’astrazione, un pensiero della mente. Ma l’uomo di oggi, l’uomo concreto che opera e cammina nella stagione concreta dove tutti siamo immersi. Una stagione decisiva, perché quella attuale è una stagione di esodo, un grande passaggio, dove nessuno oggi riesce a capire dove approderà. Essere interrogati dalla storia e lasciarsi interrogare dalla storia diventa ancora una grande riserva per non fare della nostra fede un’astrazione accanto alle attese dei nostri fratelli. Il mondo di oggi è un mondo complesso. Lasciando da parte la pandemia, ci sono segni di grande positività che esprimono la richiesta di una unità universale, che porta con sé il senso forte dell’amicizia, della pace, della globalizzazione. Quando papa Francesco dice «siamo tutti sulla stessa barca», questo significa.
Ma nello stesso tempo il mondo di oggi vive e muore di contraddizioni. La concentrazione del potere dei media, l’eclissi dell’intangibilità ella vita umana, il primato della finanza concentrata in poche mani, l’esclusione dei poveri dal banchetto della giustizia. Per servire il mondo di oggi, sei chiamato, Alberto, e siamo chiamati come credenti a tradurre nella vita l’eucaristia. È il sacramento dove Dio si fa mangiare, dove Dio si consuma. Traduci nella vita l’eucaristia, sei chiamato a prolungare l’eucaristia diventando servo di amore lungo le strade della vita. Sei chiamato a unire l’altare con la strada. Si mangia Cristo per essere mangiati.
Sarai un dono di Cristo che si muove, che va verso, che non aspetta che qualcuno chieda di essere consolato, ma sarai tu ad andare per primo. Sarai dentro le povertà nascoste, diventerai presenza accanto e dentro le solitudini, le malattie del corpo e dell’anima. Eviterai le ipocrisie della mente e dei comportamenti. Ti basterà come riferimento l’icona del buon samaritano. Oggi le strade non sono diverse da quelle che Gesù percorreva, è sempre l’unica strada che va da Gerusalemme a Gerico. La strada è sempre quella e i feriti sono sempre quelli. Ti affido ai santi arcangeli che oggi celebriamo e alla Vergine santissima, Madre accogliente, Madre di Cristo e Madre della Chiesa.

Iscriviti alla newsletter