Gesù, come erano le tue mani? A noi non ci è dato di saperlo, ma gli artisti, nei loro dipinti e affreschi, gli scultori nelle opere, le hanno rappresentate paffutelle quando eri piccolo, forse più esili da ragazzo e adolescente, grandi, forti e vigorose da uomo maturo. Sono mani che hanno conosciuto il duro mestiere del falegname. Quante notti trascorse nella bottega, aiutando Giuseppe a terminare un lavoro, guadagnando quanto basta e facendo vivere in modo onesto e degno la famiglia.
Quante volte le tue mani hanno portato pesi, pur di allievare la fatica di Maria, tua mamma, o le vicine di casa: anfore colme di acqua, che più in là diverranno vino nuovo per l'umanità; legna da ardere. Poi i primi discepoli: chi ti ha incontrato con le mani appoggiate al banco delle imposte, pronte a rubare e ad arricchirsi a discapito dei più poveri; chi invece con mani indurite, riassettava le reti dopo giornate faticose, trascorse sotto il sole cocente o nel mare agitato nel buio della notte, con la speranza di pescare qualche piccolo pesce, se non addirittura nulla; chi ti ha abbracciato, ti ha baciato e, con poche monete d'argento, ti ha tradito; chi per paura si è coperto il volto con le mani per non essere riconosciuto e perfino ti ha rinnegato. Chi ti ha incontrato al pozzo di Giacobbe e ti ha offerto acqua amara perché le sue mani toccavano vari uomini, amati in modo imperfetto, ma le tue mani di Figlio di Dio l'hanno accettata e l'hai bevuta, promettendole «acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14); chi è venuto a trovarti nel cuore della notte per paura di essere visto; tu lo hai preso per mano, dicendogli che se uno non rinasce dall'acqua e dallo spirito, non può essere tuo discepolo.
Mani che impastano saliva e terra per ottenere del fango e spalmarlo sugli occhi dei ciechi, perché anche noi non dimentichiamo che i malati sono sempre con noi; mani che risuscitano i morti, perché abbiamo la speranza e la certezza che tutti i nostri cari defunti non sono morti invano.
Mani che scrivono l'innocenza della donna sorpresa in flagrante adulterio, perché chi pensa di essere senza peccato scagli per primo la pietra contro i suoi fratelli e le sue sorelle; mani che fanno scorrere il libro del profeta Isaia, per leggervi l'investitura messianica, per consolare gli afflitti, portando amore e misericordia in questo nostro mondo malato di individualismo e di egoismo. Mani che prendono la frusta per scacciare i mercanti dal tempio, perché esse è il luogo del Padre tuo e non si possono servire due padroni. Dio e il denaro. Bisogna fare in fretta una scelta.
Mani che stringono al cuore la pecorella smarrita perché ogni peccatore, se vuole, può diventare di nuovo tuo fratello. Mani che raccolgono il grano nel giorno di sabato, perché è l'uomo fatto per il sabato, non viceversa; mani che accarezzano le teste dei bambini, ci ricordano che bisogna diventare come loro per entrare nel tuo regno; mani che benedicono e moltiplicano pochi pani e due pesci, non soltanto per sfamare persone bisognose di tutto, affinché portiamo al mondo il tuo messaggio di solidarietà, di fratellanza, di libertà, in particolare, all'umanità ferita e umiliata; un'umanità che aspetta da noi non belle azioni, ma gesti semplici e quotidiani: una stretta di mano vera, un abbraccio sincero, un sorriso pieno e amichevole. Mani che prendono il pane e il vino nell'ultima cena, perché, ogni volta che li offriamo nel tuo nome, diventano tuo corpo e tuo sangue per la redenzione dell'umanità. Mani che accolgono i chiodi nella crocifissione, perché tutti siamo salvi. Mani che si fanno vedere e toccare nel giorno della tua risurrezione, affinché possiamo, fin da ora, pregustare il nostro giorno glorioso, per vederti così come sei. Finalmente.
