Sabato 31 gennaio a Celano, dalle 15:30, nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, promosso dal parroco don Gabriele Guerra, l'incontro dal tema «Libero in Cristo. Da ventotto anni di lavori forzati in Albania a cardinale», con la preziosa testimonianza del cardinal Ernest Simoni. Considerato un nemico del popolo ai tempi della dittatura comunista di Enver Hoxha, è stato arrestato nella notte di Natale del 1963, mentre celebrava la messa a Barbullush, e confinato in una cella d'isolamento con una condanna a diciotto anni. Ai suoi compagni di prigionia gli aguzzini hanno ordinato di registrare la sua prevedibile rabbia contro il regime, ma dalla bocca del presule sono uscite sempre e solo parole di perdono e di preghiera. È arrivata anche la condanna a morte, ma la sua pena è stata commutata in venticinque anni di lavori forzati nelle gallerie buie delle miniere di Spac e poi nelle fogne di Scutari. Anche in questa drammatica situazione non ha perso la fede e non ha mai interrotto il suo ministero sacerdotale. È persino riuscito a celebrare ogni giorno di nascosto la Messa e ha confessato gli altri carcerati, divenendo padre spirituale di alcuni di loro e distribuendo anche la comunione, con un'ostia cotta di nascosto su piccoli fornelli, mentre per il vino ha fatto ricorso al succo dei chicchi d'uva.
La sua nomina cardinalizia è un riconoscimento per tutti i martiri e i cattolici perseguitati nella sua terra. Secondo albanese a ricevere la porpora, Simoni ha commosso il mondo e, in particolare, papa Francesco quando, il 21 settembre 2014, nella cattedrale di Tirana, ha raccontato davanti al pontefice le violenze e le vessazioni subite per ventisette anni durante la dittatura comunista.
