PRIMA GIORNATA

Grande partecipazione ed entusiasmo nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre nella chiesa dello Spirito Santo ad Avezzano, dove oltre trecentocinquanta persone, delegate dalle parrocchie e dalle associazioni, si sono riunite dalle ore 18:00 per la prima giornata del convegno ecclesiale diocesano.
Un momento forte di comunità e di ascolto, aperto, subito dopo la preghiera iniziale, dall'introduzione e dai saluti del vescovo Giovanni Massaro. L'incontro è poi entrato nel vivo con il contributo di Claudia Di Biase, presidente dell'Azione cattolica diocesana e membro del comitato di presidenza del Consiglio pastorale diocesano, che ha ripercorso il cammino e i passi preparatori che hanno condotto la diocesi a questo importante appuntamento.
A guidare l'assemblea nella bellissima riflessione centrale è stato infine fratel Enzo Biemmi, che ha offerto preziosi spunti sul tema Come generare alla fede, invitando tutti i presenti a riscoprire l'entusiasmo per l'evangelizzazione, il valore dell'accompagnamento della comunità cristiana e della testimonianza.

VIDEO DELLA PRIMA GIORNATA


SECONDA GIORNATA

Incentrata sul tema Il discernimento comunitario e il mettersi in cammino, è stata un momento forte di condivisione, ascolto di testimonianze e buone prassi, ed esperienza sinodale che ha visto la partecipazione di tanti fedeli delegati dalle parrocchie animare i quattro laboratori tematici distribuiti nelle diverse parrocchie della città di Avezzano:

  • San Giovanni: Come generare alla fede famiglie e adulti
  • Cattedrale: Come generare alla fede chi è lontano
  • Madonna del Passo: Come favorire la corresponsabilità all'interno di una comunità
  • Caruscino: Come generare alla fede i giovani

​Grazie al lavoro nei gruppi e al confronto fraterno sono emersi spunti e riflessioni preziose per il cammino della nostra Chiesa diocesana.

TERZA GIORNATA

Oltre mille fedeli nella cattedrale di Avezzano per la terza giornata del convegno ecclesiale diocesano, tornato in diocesi dopo oltre quindici anni. Il vescovo Giovanni conferisce il lettorato ad Angelo Riccitelli e l'accolitato ad Andrea Rodorigo, Matteo Angelozzi e Mattia Paolini. Entro l'avvento una pubblicazione raccoglierà riflessioni e proposte per tradurre il cammino sinodale in scelte pastorali concrete, basata sulla restituzione dei lavori svolti il pomeriggio precedente nei quattro laboratori tematici, dedicati alla trasmissione della fede alle famiglie, ai giovani, a quanti si sono allontanati dalla comunità e alla corresponsabilità ecclesiale.
Dal confronto sono emersi punti fermi, proposte, attese, fatiche e prospettive, espressione di una Chiesa che desidera leggere con realismo la propria situazione e individuare strade percorribili per rinnovare l'annuncio del vangelo. Non un documento commemorativo né un programma da applicare indistintamente a tutte le parrocchie, ma uno strumento per proseguire il discernimento e aiutare ciascuna comunità a individuare le scelte più adatte alle proprie possibilità e necessità. L'obiettivo è accompagnare il passaggio dalle domande alle decisioni, dall'ascolto alla corresponsabilità, dal convegno alla vita quotidiana delle comunità. Un percorso che non punta ad aggiungere semplicemente nuovi impegni pastorali, ma a rendere più evangelico e fecondo ciò che la Chiesa già vive.
Una Chiesa che non si accontenta di custodire la fede ricevuta, ma che desidera generarla nuovamente, accompagnando le persone all'incontro con Cristo. È questo il messaggio che ha attraversato la terza e ultima giornata del convegno ecclesiale diocesano, in un percorso di ascolto, confronto e discernimento dedicato alle sfide dell'annuncio evangelico nel nostro tempo.
Una partecipazione numerosa e calorosa, segno di una comunità che ha accolto l'invito a interrogarsi sul proprio presente e, soprattutto, sul futuro della trasmissione della fede alle nuove generazioni, alle famiglie, agli adulti e a quanti si sono allontanati dalla vita ecclesiale. La celebrazione ha rappresentato il culmine di tre giorni nei quali la riflessione proposta da fratel Enzo Biemmi si è intrecciata con le esperienze concrete delle comunità e con le domande emerse dalle assemblee sinodali della scorsa quaresima. Al centro, una questione decisiva: «Come rendere possibile, oggi, l'incontro con Gesù in una società nella quale la fede non può più essere considerata un'eredità trasmessa automaticamente da una generazione all'altra?».
Nell'omelia il vescovo Giovanni ha invitato la diocesi a ripartire da una domanda fondamentale: «Desideriamo davvero che qualcuno incontri Cristo attraverso di noi?», un interrogativo che chiama in causa ogni battezzato e che sollecita le comunità a superare la tentazione di limitarsi a conservare abitudini e strutture del passato. «Generare alla fede», ha sottolineato il vescovo, «non significa produrre credenti, ma accompagnare uomini e donne a scoprire di essere amati da Dio e a rispondere liberamente al suo amore». Da qui l'immagine della Chiesa madre, proposta durante il convegno da fratel Enzo Biemmi: una Chiesa capace di accogliere, attendere, nutrire e accompagnare, senza possedere le persone, ma aiutandole a crescere nella libertà e nella responsabilità.
La sfida, dunque, non consiste semplicemente nell'organizzare nuove attività, ma nel vivere diversamente quelle che già caratterizzano la vita delle parrocchie. Ascoltare prima di parlare, accogliere prima di giudicare, accompagnare prima di pretendere: sono questi gli atteggiamenti che possono rendere riconoscibile la vicinanza di Cristo. Il vescovo ha inoltre ricordato che, mentre genera nuovi figli alla fede, la Chiesa rigenera sé stessa. Nell'incontro con i giovani, le famiglie e le persone lontane dalla comunità, anche i credenti riscoprono la freschezza del Vangelo e imparano a riconoscere l'azione dello Spirito Santo oltre i confini abituali.

VIDEO DELLA RESTITUZIONE DEI LAVORI DI GRUPPO

Momento particolarmente significativo della celebrazione è stato il conferimento dei ministeri istituiti: il lettorato ad Angelo Riccitelli e l'accolitato ad Andrea Rodorigo e ai seminaristi Matteo Angelozzi e Mattia Paolini. Rivolgendosi ai quattro candidati, il vescovo Giovanni ha ricordato che il ministero non è un riconoscimento da esibire, ma un servizio da assumere con responsabilità e spirito evangelico. Angelo è chiamato a servire la Parola, perché sia ascoltata, accolta e annunciata nella vita della comunità; Andrea, Matteo e Mattia sono chiamati a servire l'altare e il mistero eucaristico, aiutando il popolo di Dio a vivere più intensamente l'incontro con Cristo nel pane spezzato.
Le loro vocazioni, differenti ma complementari, testimoniano la ricchezza dei ministeri nella Chiesa. Il vescovo ha richiamato anche la dimensione quotidiana di questo servizio: per Angelo e Andrea, padri di famiglia, la fede è chiamata ad abitare le relazioni, le responsabilità e la cura delle persone; per Matteo e Mattia, impegnati nel cammino verso il ministero ordinato, diventa essenziale lasciarsi formare da una Chiesa che ascolta, serve e accompagna, conformandosi sempre più a Cristo. Solo così, ha sottolineato il presule, potranno diventare sacerdoti felici.
A conclusione della celebrazione, il vescovo Giovanni ha ringraziato quanti si sono prodigati per la riuscita del convegno, esprimendo gratitudine per la partecipazione generosa e appassionata della comunità diocesana. «Abbiamo vissuto una bella esperienza di Chiesa. Sono contento di tutti voi», ha affermato, confidando la gioia di sentirsi accolto e voluto bene nella diocesi che gli è stata affidata. «Ringrazio Dio per avermi affidato questa Chiesa nella quale sto bene, mi sento voluto bene e vedo che rispondete sempre con generosità ad ogni proposta».
Una partecipazione che, ha aggiunto, lo sprona a fare ogni giorno della propria vita un dono per la comunità e per Dio. Da qui l'incoraggiamento a proseguire insieme il cammino: «Andiamo avanti così affinché il Signore renda questa Chiesa dei Marsi sempre più desiderosa di generare alla fede i fratelli». Il convegno si è così concluso non con un punto di arrivo, ma con una responsabilità condivisa. La sua fecondità si misurerà nei prossimi mesi nella capacità di trasformare le riflessioni in gesti concreti, le intenzioni in relazioni nuove e le domande in scelte pastorali.
Come ha ricordato il vescovo nell'omelia, la fede non si trasmette soltanto attraverso le parole, ma attraverso la vita condivisa. E una comunità cristiana diventa davvero feconda quando chi la incontra può riconoscere un Dio che ama, rialza e rimette in cammino. È questa la sfida consegnata alla Chiesa dei Marsi: lasciarsi continuamente generare dalla grazia del vangelo per diventare, a propria volta, madre capace di generare alla fede.