La giornata mondiale della vita consacrata si celebra ogni anno il 2 febbraio, in concomitanza con la festa della presentazione di Gesù al tempio. In diocesi l'appuntamento con la Messa presieduta dal vescovo sarà presso la chiesa dell'Istituto Don Orione il 2 febbraio alle 17:30. In programma anche due interessanti appuntamenti in occasione dell'anno delle celebrazioni dell'ottavo centenario del transito di San Francesco a Tagliacozzo e Avezzano.

Meditazione di suor Valeria Marchi,
suora trinitaria
Dal lontano 1997, e grazie alliintuizione di san Giovanni Paolo II, nella festa della presentazione del Signore, celebriamo la giornata mondiale della vita religiosa. Questo giorno ricordiamo la nostra debole fede, la sola che è in grado di illuminare la nostra vocazione. Ne facciamo memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del «primo amore» con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il nostro cuore, non per nostalgia, ma per alimentare tale fiamma. E per questo occorre stare con lui, nel silenzio dell'adorazione; e così risvegliare la volontà e la gioia di condividerne la vita, le scelte, l'obbedienza di fede, la beatitudine dei poveri, la radicalità dell'amore.
A partire sempre nuovamente da questo incontro d'amore lasciamo ogni cosa per stare con lui e metterci come lui al servizio di Dio e dei fratelli. Nelle gioie e nelle afflizioni del tempo presente, quando la durezza e il peso della croce si fanno sentire, non dubitiamo che la kenosis di Cristo è già vittoria pasquale. Così proprio nel limite e nella debolezza umana siamo chiamati a vivere la conformazione a Cristo, in una tensione totalizzante che anticipa, nella misura possibile nel tempo, la perfezione escatologica.
Nelle società dell'efficienza, del successo, dell'arrivismo, dell'egoismo, la nostra vita segnata dalla debolezza dei piccoli, dall'empatia con coloro che non hanno voce, diventa un evangelico segno di contraddizione. Solo così la fede ci fa essere pellegrini verso il futuro, infatti, per sua natura la vita consacrata è pellegrinaggio dello spirito, alla ricerca di un volto che talora si mostra e talora si cela. Questo è l'anelito costante del nostro cuore, il criterio fondamentale che orienta il nostro cammino, sia nei piccoli passi quotidiani che nelle decisioni più importanti. Non dobbiamo essere profeti di sventura, i quali, proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; invece rivestiamoci di Gesù Cristo e indossiamo le armi della luce, come ci ricorda san Paolo, restando svegli e vigilanti.
A questo proposito san Cromazio di Aquileia scriveva: «Il Signore allontani da noi tale pericolo affinché mai ci lasciamo appesantire dal sonno dell’infedeltà; ma ci conceda la sua grazia e la sua misericordia, perché possiamo vegliare sempre nella fedeltà a lui. Infatti la nostra fedeltà può vegliare in Cristo» (Sermone 32,4). Perciò la gioia della vita consacrata passa necessariamente attraverso la partecipazione alla croce di Cristo. Così è stato per Maria, nostra Madre. La sua è la sofferenza del cuore che forma un tutt'uno col cuore del figlio di Dio, trafitto per amore. Da quella ferita sgorga la luce di Dio, e anche dalle sofferenze, dai sacrifici, dal dono di se stessi che noi, consacrati e consacrate, viviamo per amore di Dio e degli altri, irradiando la stessa luce della fede, che evangelizza le genti.
In questa festa, ci auguriamo che la nostra esistenza abbia sempre il sapore della testimonianza evangelica, affinché la buona novella del Cristo risorto sia vissuta, testimoniata, annunciata e risplenda come parola di via, verità e vita.
