Omelia di S.E. Mons. Giovanni Massaro
dalla chiesa cattedrale
per il mercoledì delle ceneri
Una comunità che prende il largo è una comunità che disarma le parole e costruisce comunione
Carissimi fratelli e sorelle, con l'imposizione delle ceneri iniziamo il cammino quaresimale. È un gesto umile, ma carico di verità: ci ricorda che siamo fragili, che siamo polvere, e che proprio questa nostra povertà è il luogo in cui Dio viene a visitarci con la sua misericordia. Siamo polvere ma polvere amata da Dio.
La parola di Dio ci consegna la direzione di questo cammino. Il profeta Gioele ci ha rivolto un appello accorato: «Ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Non un ritorno superficiale, non un'aggiustatura esteriore, ma un ritorno che tocca le profondità: «Laceratevi il cuore e non le vesti». È un invito personale, ma anche comunitario: il profeta convoca anziani, bambini, sposi. Tutto il popolo è chiamato alla conversione.
In questo orizzonte si colloca anche il messaggio che il santo padre, papa Leone XIV, ci ha consegnato per questa Quaresima. Egli ci ricorda che questo è il tempo in cui rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, lasciandoci raggiungere dalla sua parola. Ma questa sera, come vescovo, sento il dovere e la gioia di intrecciare la parola di Dio e il messaggio del papa con il cammino che stiamo vivendo come Chiesa dei Marsi. Nel messaggio che ho consegnato alla comunità diocesana per questa Quaresima, ho ripreso l'icona biblica che ci accompagna in questo anno pastorale: il brano della chiamata dei primi discepoli sulle rive del lago (Lc 5,1-11).
Gesù sale sulla barca di Simone e, dopo una notte di fatica e di reti vuote, gli dice: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». È una parola che sorprende. Pietro potrebbe chiudersi nella delusione; invece risponde: «Sulla tua parola getterò le reti».
Fratelli e sorelle, la Quaresima è proprio questo: lasciar salire Gesù sulla nostra barca, nella concretezza delle nostre stanchezze, delle nostre notti infruttuose, delle nostre fatiche pastorali. Chiamati al largo, titolo del messaggio quaresimale, non è uno slogan, ma una vocazione.
Prendere il largo significa uscire dalla riva delle abitudini, non lasciarci paralizzare dalle delusioni, rinnovare la fiducia nella parola del Signore, riscoprirci comunità missionaria. Non siamo una Chiesa chiamata a ripiegarsi, ma a fidarsi.
La seconda lettura, tratta dalla seconda lettera ai Corinzi, ci ha fatto ascoltare parole ardenti: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). È Dio che prende l'iniziativa. È lui che, in Cristo, si fa vicino, si fa peccato per noi, perché noi diventiamo giustizia di Dio. La Quaresima non è anzitutto lo sforzo dell'uomo che sale verso Dio, ma l'accoglienza di un Dio che scende verso di noi. E l'apostolo insiste: «Ecco ora il momento favorevole». Non domani. Ora.
Prendere il largo, allora, significa anzitutto lasciarsi riconciliare. Senza questa esperienza di misericordia, ogni slancio missionario sarebbe solo organizzazione. La missione nasce da un cuore riconciliato.
Il Vangelo di Matteo ci consegna i tre pilastri del cammino quaresimale: elemosina, preghiera e digiuno. Gesù non li mette in discussione; mette in discussione il modo. «Quando fai l'elemosina… quando preghi… quando digiuni…» – non per essere visti, ma nel segreto, davanti al Padre che vede nel segreto. Nel mio messaggio ho indicato tre scelte concrete per questa Quaresima: preghiera, discernimento e ascolto. Esse si intrecciano profondamente con il vangelo di oggi.
La preghiera è il primo gesto di chi prende il largo. È rimanere con Gesù sulla barca. Senza la centralità dell'Eucaristia domenicale, senza tempi di adorazione, senza la lectio divina personale e comunitaria, senza la preghiera in famiglia, le nostre reti restano vuote. La preghiera dilata il cuore, ci restituisce l'essenziale, ci libera dall'ansia dei risultati. Il discernimento è l'atto di fiducia di Pietro: «Sulla tua parola…». Dopo una notte fallimentare, non si affida alle proprie strategie, ma alla parola del Signore. Anche noi, come diocesi, siamo chiamati a chiederci: quali reti siamo chiamati a gettare oggi? Quali scelte pastorali richiedono coraggio? Quali appesantimenti dobbiamo lasciare?
Qui si inserisce il senso autentico del digiuno, così come lo ha richiamato il papa: digiunare dalle parole che feriscono. In un tempo in cui il linguaggio è spesso violento, tagliente, divisivo – nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei social, nel dibattito pubblico – siamo chiamati a disarmare le parole. Rinunciare al giudizio immediato, alla maldicenza, alla calunnia. Questo è un digiuno che può cambiare il clima delle nostre comunità. Una Chiesa che prende il largo è una Chiesa che disarma le parole e costruisce comunione. Pensiamo che grande testimonianza sarebbe, per la nostra Chiesa diocesana, vivere una Quaresima in cui diminuiscono le parole dure e crescono quelle di speranza; in cui si ascolta di più e si parla con maggiore carità; in cui il grido di chi soffre trova spazio e non resta senza risposta.
Da qui l'importanza dell'ascolto. Il santo padre ci ha ricordato che la disponibilità ad ascoltare è il primo segno di una relazione autentica. Dio ascolta il grido del suo popolo; e noi, ascoltando la Parola, impariamo ad ascoltare il grido dei poveri, di chi soffre, di chi è escluso.
Durante la Quaresima vivremo le assemblee sinodali foraniali con le quali vogliamo esercitarci proprio in questo: un ascolto vero, non formale; un dialogo che non sia strategia, ma disponibilità a lasciarci cambiare. La conversione non riguarda solo la coscienza del singolo, ma anche lo stile delle nostre relazioni, la qualità del nostro camminare insieme.Il vangelo che ispira il nostro anno pastorale si conclude con una decisione radicale: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Non basta assistere al miracolo della pesca abbondante; occorre scegliere la sequela.
Fratelli e sorelle della Chiesa dei Marsi, questa Quaresima è il nostro momento favorevole. È il tempo per rinnovare la fede e la missione. È il tempo per non restare sulla riva, ma per prendere il largo. Non rimandiamo. Non rendiamo vana la grazia di Dio.
Chiediamo al Signore la grazia di un cuore che ascolta, di un digiuno che purifica, di una preghiera che sostiene, di un discernimento che orienta. E chiediamo il coraggio di fidarci: «Sulla tua parola getterò le reti». Il Signore Gesù, che sale sulla nostra barca, ci accompagni verso la Pasqua. E Maria santissima, Madre della Chiesa, sostenga il nostro cammino.
Amen.
+ Giovanni Massaro
Vescovo di Avezzano
