Nobile rappresentante della famiglia dei conti dei Marsi e de Sangro, nacque nel castello di Colli presso Carsoli, nel 1079.
Trascorse la fanciullezza presso i canonici della chiesa di S. Sabina, allora cattedrale dei Marsi, i quali vivevano in comunità disciplinati da una regola, risiedette con loro fino a ricevere l'ordine dell'accolitato.
Sui diciassette anni, lasciò i canonici ed entrò fra i benedettini di Montecassino, dove alla loro rinomata scuola ed austera vita laboriosa, egli completò la sua formazione spirituale nei sei anni di permanenza.


Nel 1102 fu chiamato da papa Pasquale II a Roma, dove ricevette il suddiaconato e impegnato in vari incarichi, poi fu mandato ad amministrare la "Campagna", cioè la zona rurale che si estendeva nella provincia romana, quale delegato pontificio.
Questo incarico gli procurò lo scontro con il prepotente signorotto locale, il conte Pietro Colonna, il quale lo imprigionò calandolo in un pozzo disseccato. Rientrato alla corte pontificia, fu nominato prima diacono-cardinale e poi presbitero-cardinale, secondo l'antica regola che ancora oggi persiste, anche se soltanto nel titolo cardinalizio, infatti è di recente stata emanata una disposizione pontificia che stabilisce che i cardinali debbono essere perlomeno vescovi.


A 30 anni, nel 1109 venne nominato vescovo dei Marsi, cioè di quella antica popolazione italica così denominata il cui centro abitativo era ed è intorno alla piana del lago Fucino, con capoluogo Avezzano.
La sua opera si esplicò nella lotta contro la simonia e il concubinato degli ecclesiastici, soccorrendo e proteggendo i poveri, costretto più volte all'esilio. Resse la diocesi fino alla morte, avvenuta il 3 novembre 1130; i Marsi lo venerarono sia in vita che dopo morto per i miracoli operati; papa Pio VII ne confermò il culto come beato il 10 maggio 1802.

Marco di Atina, detto Galileo (morto ad Atina nel 96 circa), è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica. Secondo la tradizione era uno dei discepoli dell’apostolo Pietro, il quale lo avrebbe consacrato vescovo e gli avrebbe affidato l’evangelizzazione di alcune zone d’Italia: avrebbe diffuso il cristianesimo nella Marsica, in Ciociaria e in diverse zone della Campania.
Avrebbe subito il martirio ad Atina sotto l’impero di Domiziano, motivo della sua venerazione come santo da parte della Chiesa Cattolica, che ne celebra la memoria liturgica il 28 aprile: ad Atina viene celebrato il 1 Ottobre di ogni anno.

E' un santo della regione dei Marsi, martirizzato con molti altri cristiani a Trasacco (AQ) presso il lago Fucino, durante la persecuzione di Massimino (235-237).

 

Secondo un’antica ‘passio’ composta verso la fine del sec. IX, si racconta che nella città di Amaria (nel Ponto), durante l’impero di Domnino (secondo altri fonti di Massimino), scoppiò una persecuzione contro i cristiani; Rufino e Cesidio suo figlio, furono scoperti e imprigionati, il proconsole Andrea li sottopose a tormenti inviando nel carcere anche due meretrici per tentare i cristiani, ma essi superando le prove, ottennero invece la conversione di molti pagani, compreso lo stesso Andrea.
Una volta liberati Rufino e Cesidio, si trasferirono in Italia, nella regione dei Marsi, facendo apostolato; dopo un certo tempo Rufino si spostò ad Assisi, mentre il figlio rimase a Trasacco.
Dopo alterne vicende Rufino divenuto 1° vescovo di Assisi e poi patrono della città, fu martirizzato lì vicino. Cesidio trafugò il suo corpo portandolo a Trasacco, questo gesto segnò la sua condanna, infatti il magistrato romano ordinò la sua morte; fu ucciso mentre celebrava la Messa insieme a Placido ed Eutichio.
Gli studiosi affermano che la storia della vita e martirio dei santi Rufino e Cesidio è frutto della necessità presentatasi nel secolo IX di giustificare la presenza di antiche chiese, già esistenti a Trasacco e nella regione, dedicate separatamente ai due santi, distrutte poi dagli Ungari.
Questo spiega il culto esistente verso i due santi, che gli agiografi antichi finirono per considerare parenti, come di solito si tendeva a considerare i personaggi i cui santuari erano ravvicinati.
Ad ogni modo tutti gli ‘Atti’ hanno sempre classificato Cesidio come prete, morto martire a Trasacco.
Il Martirologio Romano lo riporta insieme ai due compagni al 31 agosto.

Patrizia romana del II secolo, uccisa in spregio alla fede allo stesso modo: decapitata. Nella sua "Passione" si legge che era una nobile pagana, moglie del senatore Valentino, convertitasi al cristianesimo per influenza dell'ancella Serapia. Con lei di notte scendeva nelle catacombe, dove i cristiani si riunivano clandestinamente per sfuggire alle persecuzioni imperiali. Quando Serapia venne catturata e bastonata a morte, anche Sabina venne allo scoperto subendo il martirio intorno all'anno 120. Le reliquie delle due martiri, insieme a quelle di Alessandro, Evenzio e Teodulo si trovano nella basilica di Santa Sabina all'Aventino, fondata nel 425 da Pietro d'Illiria, sui resti di un antico "Titulus Sabinae" (forse la santa, oltre che patrona, ne fu fondatrice e protettrice). San Domenico vi fondò il suo ordine nel 1219. Si può ancora vedere la sua cella, trasformata in cappella. Nel chiostro del convento si può ammirare l'arancio che il santo avrebbe piantato alla fondazione dei Predicatori. Anche uno dei più celebri figli dei Domenicani, san Tommaso, ha insegnato in questo convento. Santa Sabina viene raffigurata con libro, palma e corona. Con questi ultimi due attributi compare in una delle sue prime rappresentazioni (VI secolo) nella chiesa di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna.(Avvenire).

Simplicio, Costanzo e Vittoriano sono venerati come martiri dalla Chiesa cattolica che ne fissa la memoria al 26 agosto. Secondo la tradizione, Simplicio era un cristiano della Borgogna che venne martirizzato insieme ai suoi due figli, Costanzo e Vittoriano, sotto il regno di Marco Aurelio (171-179) e Antonino Pio (138-171).
Il culto dei tre martiri in Marsica risale all'XI secolo, al tempo in cui il vescovo Pandolfo Berardi, discendente dell'omonima famiglia della Borgogna, fece analizzare le reliquie dei santi e poi riporre in un'arca marmorea, sotto l'altare maggiore della chiesa di San Giovanni Vecchio a Celano. In seguito alla distruzione della città ad opera di Federico II nel 1222, la città venne ricostruita su Colle Vittorino, mentre le reliquie traslate nella chiesa castrale di San Giovanni Battista in un'urna di marmo, opera di Giovanni da Parma, all'interno di una cappella, il 10 giugno del 1406.
Il 24 agosto 1709, i resti dei martiri vennero trasferiti definitivamente: raccolti in tre teche d'argento, dorate e di cristallo, vennero posizionati sotto l'altare maggiore della chiesa.
Ancora oggi, nella città abruzzese, i tre santi sono commemorati con solenni processioni; il 24 gennaio, le sei confraternite accompagnato le reliquie dei Santi Martiri per la città, in memoria del loro intervento prodigioso che placò un terremoto che colpì la Marsica nell'anno 1778. La solenne festa dei Santi Martiri viene celebrata ogni anno dal 24 al 26 di agosto con grandissima partecipazione di devoti e di emigranti che tornano a Celano proprio in occasione della festa patronale.
Grande venerazione anche a Castelpoto, in provincia di Benevento, comune gemellato con lo stesso Celano, dove i tre Santi sono venerati il 14 maggio come santi patroni. Ogni anno molti abitanti di Celano vanno in visita a Castelpoto il 14 maggio, mentre i castelpotani si recano a Celano il 26 di agosto. Nel piccolo paese sannita-longobardo vengono festeggiati il 14 maggio perché il paese fu liberato dalla peste per intercessione di San Costanzo. A Castelpoto si conserva un pezzo grande dello costola di San Costanzo incastonato nel petto del simulacro del Santo martire.
I nomi di Simplicio, Costanzo e Vittoriano compaiono nel Martirologio Romano in data 26 agosto, conosciuto come loro dies natalis, solo a partire dal 1630.