Tempo di attesa attiva
Messaggio del vescovo Giovanni alla comunità diocesana per il tempo di avvento

Carissimi fratelli e sorelle,
con l'inizio dell'Avvento la Chiesa ci invita a rinnovare il nostro cuore e la nostra speranza. Questo tempo liturgico è un tempo di grazia, un dono che Dio ci offre per prepararci alla venuta del suo Figlio, Gesù Cristo. Non si tratta soltanto di un tempo di attesa per la celebrazione del Natale, ma di un tempo in cui Cristo viene oggi, nella nostra storia, e chiede di essere accolto nella concretezza della vita quotidiana.
L'Avvento è dunque un cammino di luce, che ci conduce a riscoprire la presenza del Signore nelle nostre giornate e a lasciarci trasformare dal suo amore. La venuta di Cristo in mezzo a noi ridà speranza alle nostre vite, spesso segnate da fatiche, da smarrimenti o da indifferenza. Egli viene per dirci che nessuno è dimenticato, che Dio si fa vicino, che il bene è più forte del male.
Desidero offrirvi tre atteggiamenti spirituali e concreti per vivere con frutto questo tempo santo.

1. Porre Cristo al centro della nostra vita
Viviamo in un tempo in cui Dio sembra spesso messo ai margini: la fretta, le preoccupazioni, le tante distrazioni rischiano di farci perdere l'essenziale. L'Avvento ci invita a rimettere Cristo al centro: del nostro cuore, delle nostre famiglie, delle nostre comunità.
In queste settimane, non lasciamoci prendere eccessivamente dai preparativi esteriori – pur belli e legittimi – rischiando di trascurare ciò che conta davvero: l'incontro con il Signore che viene. I doni, le luci, le feste avranno senso solo se il nostro cuore sarà aperto alla sua presenza.
Può essere pertanto utile riscoprire gesti semplici ma preziosi: un momento di preghiera in casa, la partecipazione più consapevole alla Messa domenicale, la lettura quotidiana di un brano del vangelo.
Mettere Cristo al centro significa anche chiedersi ogni giorno: «Cosa farebbe Gesù al mio posto?»: nel lavoro, nelle relazioni, nelle scelte quotidiane. Solo se lui occupa il primo posto, tutto il resto trova il proprio ordine e il proprio senso.

2. Essere costruttori di pace
La pace nasce nel cuore di chi accoglie Cristo e si estende nei rapporti con gli altri. Ma la pace va costruita ogni giorno, a partire dalle parole che diciamo e dai toni che usiamo. In un tempo in cui i social, le discussioni pubbliche e persino le relazioni familiari sono spesso segnate da aggressività e giudizio, siamo chiamati a disarmare il linguaggio, a usare parole che edificano, che incoraggiano, che guariscono. Il 16 maggio scorso, ricevendo in udienza il corpo diplomatico, papa Leone XIV ha detto: «La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l'orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi».
Ricordiamo l'annuncio degli angeli nella notte di Betlemme: «Pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14). La pace che viene da Dio non è solo assenza di conflitto, ma presenza di amore, rispetto, dialogo e misericordia. Cerchiamo allora di essere artigiani di pace nei luoghi che abitiamo: nella famiglia, nella comunità parrocchiale, nei luoghi di lavoro e di studio. Un gesto di riconciliazione, una parola gentile, un perdono dato possono cambiare il clima intorno a noi.

3. Amare i poveri e i piccoli
Gesù nasce povero, in una mangiatoia. Nella sua povertà si manifesta la grandezza di Dio, che sceglie la via dell'umiltà per incontrare ogni uomo. L'Avvento ci chiama ad avere uno sguardo di predilezione per i poveri, non solo attraverso la carità materiale, ma anche con la vicinanza, l'ascolto, la condivisione. Nei volti dei poveri, degli anziani soli, dei malati, dei migranti, dei bambini senza speranza, riconosciamo il volto stesso di Cristo.
Come ricorda papa Leone XIV nell'esortazione apostolica Dilexi te, «l'amore verso i poveri è la misura autentica del nostro amore per Cristo». Non possiamo prepararci al Natale senza fare spazio a chi è nel bisogno: che la nostra generosità diventi segno concreto della presenza del Signore che viene.

Carissimi, viviamo l'Avvento come tempo di attesa attiva, di conversione del cuore, di apertura a Dio e ai fratelli. Vegliamo nella preghiera, custodiamo la speranza, camminiamo insieme verso il Natale, certi che il Signore viene ancora oggi a illuminare le nostre notti e a portare la sua pace.
Affido ciascuno di voi alla Vergine Maria, donna dell'attesa e madre della speranza. Ella ci accompagni nel cammino verso Betlemme, perché possiamo accogliere Gesù con cuore umile e gioioso. Buon cammino di Avvento!

Vostro affezionatissimo,
+ Giovanni, vescovo


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